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Apidalos Naus: la nave senza timone

Rilievo in marmo dell'Apidalos Naus, l'antica nave che è l'emblema di Corfù

L'emblema di Corfù, come lo racconta Omero nell'Odissea

Molto prima che Corfù fosse veneziana, britannica o greca, si diceva fosse Scheria, l'isola dei Feaci, i più grandi navigatori del mondo omerico. Le loro navi non avevano bisogno né di timoniere né di timone. Oggi l'Apidalos Naus, la nave senza timone, è l'emblema di Corfù, e questa è la storia che sta dietro.

Corfù e la terra dei Feaci

Scheria nell'Odissea

Nell'Odissea, il naufrago Ulisse viene gettato dalle onde sulla spiaggia di Scheria, un'isola verde e prospera ai confini del mondo conosciuto. Lo trova la giovane principessa Nausicaa, viene accolto nel palazzo del re Alcinoo e della regina Arete e infine rimandato a Itaca su una nave feacia.

Fin dall'antichità Corfù è stata identificata con Scheria. Già lo storico Tucidide osserva che l'isola era ritenuta la patria dei Feaci, e da allora l'identificazione fa parte dell'identità corfiota. La storia di Omero è raccontata soprattutto nei libri dal 5 all'8 e nel libro 13 dell'Odissea.

La nave che conosce la rotta

Che cosa dice Omero

Nel libro 8, Alcinoo promette a Ulisse una traversata sicura e gli spiega perché non deve preoccuparsi della rotta. Gli chiede soltanto il nome e la patria, perché le navi dei Feaci non hanno bisogno di un pilota per trovarla:

οὐ γὰρ Φαιήκεσσι κυβερνητῆρες ἔασιν, οὐδέ τι πηδάλι᾿ ἔστι, τά τ᾿ ἄλλαι νῆες ἔχουσιν· ἀλλ᾿ αὐταὶ ἴσασι νοήματα καὶ φρένας ἀνδρῶν, καὶ πάντων ἴσασι πόλιας καὶ πίονας ἀγροὺς ἀνθρώπων, καὶ λαῖτμα τάχισθ᾿ ἁλὸς ἐκπερόωσιν ἠέρι καὶ νεφέλῃ κεκαλυμμέναι· οὐδέ ποτέ σφιν οὔτέ τι πημανθῆναι ἔπι δέος οὔτ᾿ ἀπολέσθαι.

Omero, Odissea 8, 557–563

In parole semplici: i Feaci non hanno timonieri né timoni, a differenza delle altre navi. Le loro navi conoscono i pensieri e le menti degli uomini. Conoscono le città e i campi fertili di ogni popolo e attraversano il mare aperto a grande velocità, avvolte da nebbia e nuvole, senza temere danni né di perdersi.

È questa l'idea che dà il nome all'emblema. Apidalos significa «senza timone» e naus significa «nave»: un'imbarcazione guidata dall'intelligenza e dai desideri di chi è a bordo, non da una mano umana.

Una nave feacia in mare

Velocità, grazia e scafo nero

Omero ci offre un'immagine vivida di queste navi. Nel libro 8, cinquantadue giovani vengono scelti come equipaggio di una di esse. Trascinano la nave nera in acque profonde, innalzano albero e vela, infilano i remi nei loro anelli di cuoio e la ormeggiano nella baia prima di salire al palazzo per un banchetto.

Nel libro 7 le navi sono descritte veloci come un'ala o come un pensiero. Nel libro 13, quando i Feaci riportano a casa Ulisse addormentato, la nave corre così veloce che nemmeno un falco, il più rapido degli uccelli, potrebbe starle dietro. Ulisse dorme profondamente per tutto il viaggio e si sveglia sulla riva di Itaca.

Poseidone e la nave di pietra

La fine della storia

Il dono dei Feaci ebbe un prezzo. Erano i prediletti del dio del mare Poseidone, ma riportando Ulisse a casa aiutarono un uomo che il dio perseguitava. Alcinoo ricorda un'antica profezia di suo padre: un giorno Poseidone avrebbe distrutto una nave feacia al ritorno da un viaggio simile e nascosto la città dietro un grande monte.

Nel libro 13 la profezia si avvera, almeno in parte. Mentre la nave rientra in porto, sotto gli occhi della gente sulla riva, Poseidone la colpisce con la mano e la trasforma in pietra, radicata sul fondale. I Feaci gridano per lo stupore e Alcinoo ordina il sacrificio di dodici tori scelti per placare il dio.

Secondo la tradizione locale, la nave pietrificata è la piccola isola boscosa di Pontikonisi, al largo di Kanoni, vicino alla città di Corfù. È una delle vedute più fotografate di Corfù e una breve gita in barca porta alla minuscola cappella dell'isola.

L'Apidalos Naus oggi

Dove vedere l'emblema

Una scultura in metallo dell'Apidalos Naus, opera dell'artista svizzera Kleio Brenner insieme a Kostas Panaretos, si trova davanti al Porto Nuovo di Corfù dal 2003. Dà il benvenuto ai visitatori che arrivano via mare. La base in pietra reca una targa con i versi di Omero, Odissea 8, 555–563, a ricordo della storia marinara dei Feaci e della lunga tradizione intellettuale dell'isola.

  • Il Porto Nuovo, città di Corfù: la scultura e i versi sulla sua base.
  • Kanoni e Pontikonisi: la vista sulla «nave trasformata in pietra», meglio nel tardo pomeriggio.
  • Il Museo Archeologico di Corfù: reperti dell'antica Corcira, il passato classico dell'isola.
  • La Fortezza Vecchia e la Spianada: il porto che accoglie navi da più di 2.500 anni.

Dai nostri appartamenti a Ipsos, la città di Corfù e Kanoni distano circa 20-30 minuti in auto o in taxi, quindi tutta la storia si può seguire con una rilassata gita di mezza giornata.

Una storia per tutta la famiglia

Farla rivivere

I bambini adorano questo mito perché è pieno di immagini facili da immaginare: una nave nera senza capitano, una principessa che lava i panni al fiume, un dio del mare furioso e un'isola trasformata in pietra. Se viaggiate in famiglia, raccontate la storia durante il tragitto verso Kanoni e poi cercate insieme la nave dal belvedere.

L'Odissea è poesia e mito, e gli studiosi discutono ancora su dove fosse davvero Scheria. La pretesa di Corfù è una tradizione antica e molto amata, e l'isola ha fatto della nave senza timone un proprio simbolo.

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